martedì 12 maggio 2015

Non puoi capì com’è: una principessa Andrè.
Dai ma smettila, ma quando vi vedete?
Sta sera Andrè, sta-se-ra! Oddìo non vedo l’ora.
Ma na miseria, manco fosse la Madonna.
E infatti è meglio, ma poi quando me guarda in quel modo io, io non me reggo in piedi.
Non mi sembra che non ti reggi in piedi, sta fermo! Stai calmo un attimo e famme un favore: mettete seduto.


Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì.
Non mosse una sola vertebra. Accucciato così com’era riusciva soltanto a vedere quelle enormi zampe a quattro artigli.
Era pronto a scappare.

«Pallino ma dove ti sei andato a cacciare?»
Era sotto al divano, terrorizzato.

giovedì 7 maggio 2015

Volevo provare a indossare un paio di ali
che mi facessero volare via da qui
eppure sembrava più semplice 
ma quando ti trovi senza un complice
non si ottiene amore ma solitudine che mi
distrugge e svuota dentro se non ami.

Il Lattaio di Springcreek


"Signora Milller buongiorno, come sta?"
"Bene grazie, e tu?"
"Mai stato meglio. Ecco a lei, glie lo appoggio qui, fresco e di prima mungitura, sempre la migliore"
"Perfetto così oggi faccio anche un dolce e domattina te lo faccio assaggiare"
"Lei lo sa signora che quando si parla di dolci non so proprio rifiutare" 

Il buongiorno si vede dal mattino e per il lattaio nonostante la fatica era sempre un buon mattino. 
Si alzava alle quattro, prendeva il secchio di latta e si metteva lì, con santa pazienza a mungere le vacche una per una, sette in tutto, per un totale di centoquaranta litri di latte. Il paesino a valle non era molto grande, una cinquantina di famiglie e tutte e cinquanta, chi i giorni pari e chi i giorni dispari, venivano rifornite del latte della fattoria.

Qualche metro prima di arrivare dava sempre due strombazzate con la trombetta posizionata sulla bicicletta con cui trainava il carro:
"Mamma è arrivato il latte posso andare a prenderlo io oggi?"
"No vado io, tu ci sei già andato ieri" rispondeva il fratello più piccolo.
"Su via non fate così, andateci tutte e due e senza corre.."
Non feceva mai in tempo a pronunciare l'ultima parola che i bambini si fiondavano sempre come fulmini per andargli incontro.
"Questo è per te, e questo è per te, è un latte magico e se lo berrete tutti i giorni diventerete forti come me" gli raccontava.

L'ultimo ad essere servito era sempre il Professor Peaton, celibe, vecchio e di poca confidenza.
"Professore come sempre a lei non mi azzardo a suonare la trombetta, non vorrei farla incazzare più di quanto già non lo sia"
"Tu si che sei l'unico che ha un minimo di rispetto per i vecchi come me, ah, si stava.."
"..si stava meglio quando era peggio" completava sempre la solita frase.
“Ed ecco anche a lei, una buona dose di latte, ma che è magico lo sapeva?! mette di buon umore persino i vecchi scorbutici come il mio caro Pitone ” e se ne andava dando sempre una strombazzata più forte di tutte le altre, lasciando con una smorfia di sorriso anche il vecchio Professore.