Chiudendo la porta accese la luce, appena due passi e si lanciò sul letto, il cuscino in quei momenti se lo lasciava appoggiato sopra gli occhi. Di scatto diede un pugno al materasso pronunciando con rabbia quella parola la maestra aveva bandito a tutta la classe: << Stronza!..>>. Dopo aver pianto per qualche secondo, se lo tolse dagli occhi e si calmò: le calde travi in larice sorreggevano i freddi mattoni con un leggera inclinazione a spiovente che dal lato più basso della stanza permetteva ad Andrea di toccare il soffitto con la mano. Andrea scese dal letto scivolando sul bordo con la schiena e si sdraiò per giocare da solo sul morbido tappeto di Spiderman che sua nonna gli aveva regalato per natale.
Matilde si fermava sempre a giocare da lui il pomeriggio e spesso finivano per litigare: <<Dai facciamo che io sono la principessa e tu il mio principe>> gli aveva detto Matilde. Ad Andrea non piaceva fare il principe, non voleva sottomettersi a tutte quelle smancerie. <<No, io sono un guerriero così se arrivano i nemici io li anniento tutti>> sferrando i pugni nell’aria. Così lei era corsa da sua mamma che provò a convincere Andrea che avrebbe dovuto fare il principe perché Matilde era la più bella bambina della classe, ma lui dopo aver rifiutato un paio di volte l’offerta si mise a correre su per le scale chiudendosi arrabbiato nella la sua stanza.
Chiudendo la porta accese la luce, appena due passi e si lanciò sul letto, il cuscino in quei momenti se lo lasciava appoggiato sopra gli occhi. Sentiva un vuoto nella pancia, ma non era fame, era lo sguardo di lei che sull’uscio della porta di casa gli aveva tolto il respiro. Matilde quel pomeriggio gli aveva detto:<< Senti Andrea, ti devo dire una cosa: mi vedo con un ragazzo, si chiama Francois, ha trentadue anni>>. Andrea era tornato da pochi giorni dal suo viaggio e non vedeva l’ora di rivederla per riportarle quella pietra rara che aveva trovato in una bancarella di collane al porto di Springtown.
Si mise a sedere sul bordo del letto, con i piedi scalzi che poggiavano sul tappeto che si era comprato con i soldi del suo primo stipendio, allungò la mano e accese lo stereo a tutto volume. Poi si alzò per andarsi a fare una doccia, scordandosi che si sarebbe dovuto inchinare da quella parte della stanza dove il tetto era più basso, dando una testata proprio sullo spigolo della trave: << Cazzooo, cazzooo..>> disse dando un pugno al legno senza però farsi del male.
Chiudendo la porta accese la luce, appena due passi e si lanciò sul letto, il cuscino in quei momenti lo metteva da parte, preferiva restare appoggiato con la testa sul materasso. Il suo sguardo stanco si era fissato sulla venatura di una trave, non ricordava di averla mai vista prima. Rimase per qualche minuto a pensare agli anni che erano trascorsi, a quante stagioni a quante notti e quanti giorni quelle travi avessero resistito. Dopo tutti quegli anni svolgevano alla perfezione lo scopo per le quali erano state disegnate: offrire riparo alla stanza di Andrea. Sentì vibrare la tasca destra dei pantaloni, era una telefonata di lavoro una di quelle di poca urgenza. Così lasciò cadere il telefono che fece un rumore sordo sullo scendiletto di lana irlandese. Lasciò la mano rilassata con il palmo all'insù poggiare sul bordo del letto, passarono due secondi che il suo braccio fece uno scatto ritraendosi per attimo, era Giorgio.
Giorgio era sempre affettuoso e coccolone quando Andrea rincasava la sera. Aveva quel modo di fare che bastava abbracciarlo per sentirsi amati nonostante lasciasse un quantitativo innumerevole di peli addosso. Giorgio era un bellissimo Golden Retriver bianco-arancio, Andrea lo aveva preso otto anni prima in un canile il giorno in cui aveva saputo che Matilde era incinta del piccolo Marcel, figlio di Francois.
<<Buono bello, stai giu..>>. Non si attardò poi di molto neanche Sara che spuntò con il suo angelico viso dalla porta. Sara era sospesa in aria e rideva come una matta, la mano che le sorreggeva il busto era intrecciata con quella su cui poggiava il suo pannolino. Erano le mani di Matilde. <<Mamma, quando si mangiaaa? >> urló Marcel dall'altra stanza.
Chiudendo la porta accese la luce, appena due passi e si sdraiò sul letto sussurrandole dolcemente <<Buonanotte>>. Appoggiandosi a fianco al suo viso le diede un bacio senza svegliarla, si addormentò respirando il suo stesso respiro.