Credevo fosse un libro o un manoscritto, si un manoscritto, uno di quei reperti antichi introvabili tanto preziosi quanto noiosi per chi non se ne interessa e tantomento se ne intende, ed invece era un semplice mattone.
Bene, pensai, già mi trovo più a mio agio con un mattone, si confà di più alla mia mano, tanto ruvida quanto la rugosità di quel blocco spigoloso. Le cose pesanti poi in fondo mi piacciono, hanno carattere, per di più il mattone, quel mattone aveva anche un bello spessore. Si, mi sento proprio a mio agio ad iniziare un corso di scrittura con un bel discorso filosofico-metaforico, in fondo è così che mi sento: un saggio e pesante mattone che quando lo si lascia si avverte subito quella sensazione di leggerezza. Vorrei che si prendessero i miei libri proprio come quel mattone, bisogna avere i muscoli e l'equilibrio per sostenerli, bisogna apprezarne il colore, la superficie, la pesantezza per capire che uno di questi sostiene un peso enorme, un peso che qualsiasi altra forma, di altra fattezza e di altra struttura si spezzerebbe.
Nel pormi una domanda mi do anche una risposta. Chi mai sceglierebbe di incominciare a leggere un libro che parla di un mattone? Forse solo quelle persone che ne sono capaci di comprenderlo ed amarlo per la sua filosofia e per la sua essenza o forse degli studenti di ingegneria cvile.
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